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la mia prima Bassa California

di Adriano Ceccarelli.

Era il 2005. Circa 10 anni fa. Mamma mia come passa il tempo…

Un pomeriggio di maggio, stesi su un divano, Io e Daniela pianificavamo come passare l’estate.

Tra le diverse opzioni, anche quella che amavamo di più: un viaggio in motocicletta e spazi infiniti…

Ho sempre odiato viaggiare in aereo, non per paura, ma per i tempi morti: check-in, connessioni di voli, gate di sicurezza, insomma, tempo buttato. Quindi non avevo nessuna voglia di prenotare un volo, per di più intercontinentale. neanche a parlarne.  Mi sarebbe bastato il rumore della mia amata Transalp per sentirmi libero e l’emozione del vento in faccia, tanto cara ai motociclisti, avrebbe fatto il resto.

I giorni passavano e ancora non avevamo preso alcuna decisione, quando, una sera rientrando a casa, trovai insieme all’Espresso l’inserto “Espresso viaggi” con un titolo invitante “l’isola dell’avventura”.

Fu un colpo di fulmine… iniziai a prendere informazioni su questo posto lontano e così poco conosciuto, e piano piano la voglia di scoprirlo ebbe la meglio sulla noia del volo e le complicazioni annesse.

Si partiva!

L’arrivo avvenne di sera e le temperature dell’estate furono uno schiaffo sul viso, ma quell’odore acre e selvaggio entrò in me radicandosi profondamente nella mia anima.

Affittato i il fuoristrada, iniziammo a macinare chilometri, incuranti di tutto il calore intorno. I miei occhi erano pieni del blu profondo dello spazio infinito, del giallo pieno della luce…fu un amore a prima vista che ancora arde nei miei occhi.

Tra gli avvenimenti di quei 2000 km nella polvere bisogna assolutamente parlare di due incontri epici, avvenuti quando arrivammo al nord, a circa 1000 km da la Paz.

Una delle caratteristiche più interessanti della Bassa California è che si incontrano personaggi strani, a metà tra il rifugiato ed il perso nel tempo.

Il primo incontro, in ordine di tempo, fu un tipo che vedemmo agitarsi nella polvere e nel calore del deserto.

 Fui sorpreso da quella visione, sembrava veramente in difficolta, io A quel tempo avevo già una sufficiente esperienza in off road che mi permetteva di valutare cosa potevo fare e cosa non potevo fare con un mezzo e quali accorgimenti dovevo prendere in caso di un viaggio come quello, ma Lui non era solo impreparato era completamente fuori dal mondo…

Comunque, vidi il tipo agitarsi all’orizzonte, finalmente felice di aver visto qualcuno, quindi mi avvicinai con la mia Jeep Patriot…

Vedemmo una scena da ridere ma anche preoccupante… famiglia di due coniugi con tre figli di cui il più grande era adolescente. Il padre mi chiede in uno stentato Italo-Spagnolo dove poteva trovare benzina.

Avevo il GPS che segnava che ci trovavamo a circa 30 km dalla costa, dove era la nostra destinazione. Forse li avrebbe potuto trovare benzina, ma gli chiesi anche da dove veniva con quella utilitaria… mi rispose candidamente: “San Jose California!”

La storia che poi mi raccontò era questa: viveva a New York, famiglia a Barcellona (Spagna). Aveva acquistato un biglietto scontatissimo per San Jose (Costa Rica!!!), quindi aveva riunito tutti a New York e si era presentato al Gate pensando di andare in Costa Rica, ma il biglietto invece era per il Nord della California (San Jose).

Quindi, tralasciando il racconto del quasi divorzio, erano arrivati al Nord della California, ma avendo in valigia solo costumi, avevano pensato bene di andare a Sud con una utilitaria familiare, solo che poi l’asfalto era finito e si erano ritrovati nel mezzo del deserto, a sud di San Felipe, in Bassa California.

La sera a cena, risolto tutto, sorridevamo insieme dell’accaduto (la moglie meno, era ancora arrabbiata!) e gli consigliai di continuare il viaggio, tenendo sempre tanta acqua a bordo e di non sottovalutare il deserto della Bassa California.

Un altro incontro sorprendente avvenne il giorno seguente. Arrivammo nel mitico Coco Corner!

Che fosse mitico l’ho scoperto solo dopo…ma non e’ solo mitico…. e’ una leggenda della Baja!

Immaginatevi un incrocio di strade al centro del deserto profondo della Bassa California, un posto dove la polvere copre tutto, eppure pieno di colori. ero capitato per caso nel posto più incredibile della Bassa California!

Tutto fa colore a Coco Corner: bottiglie vuote, carta di caramelle, vecchi indumenti, mutande femminili (poi vi spiego), lattine di birra e tutto quello che si può utilizzare per riempire ogni centimetro di spazio. Coco Corner è un assemblaggio casuale di camion ed elettrodomestici rotti, mescolati con una strana alchimia di colori fatti di metallo e di pezzi plastica vecchi, ma, nonostante tutto questo, il posto non assume l’aspetto di una dimora fatiscente nella polvere.

Questo non è un posto catalogabile… questo è Coco’s Corner.

Lui era lì sulla sua strana sedia a rotelle, con il viso provato di chi ha visto tante cose e di chi ha incrociato tanti occhi.  Era lì, tranquillo, nel mezzo del nulla e al centro del suo strano impero.

Ci invitò a bere qualcosa. Ci sedemmo e ci chiedemmo increduli come un uomo di quasi 80 anni, disabile oramai a tutte e due le gambe, potesse sopravvivere in quel posto sperduto, con quel sorriso che vedevo.  Ma lui continuava a chiederci interessato, come se non l’avesse mai fatto, da dove venivamo e dove andavamo.

Il centro di tutto lo spazio intorno a noi, era questa zona coperta dove c’era un tavolo ricavato da un vecchio porta cavi elettrici gigante e dove dal soffitto scendevano penzolanti una cascata di tessuti dai colori più strani. Erano la grande collezione di Coco: intimo femminile!

Poi ci fu la cerimonia della firma del libro degli ospiti, rito sacrale per Coco. Più di 200.000 firme di viandanti e viaggiatori, una sorta di anagrafe di chi è passato in Bassa California negli ultimi anni del secolo.

Ero incantato da tanto coraggio e da tanta determinazione, dalla poesia del suo parlare con i Coyote, dalla sua semplicità nell’affrontare quella terra difficile, all’inizio con una gamba sola, poi senza entrambe, e con problemi di salute importanti (11 volte in coma diabetico).  Però lui rimaneva lì, scrutando l’orizzonte, nel tempo che passava.

Più volte, nei momenti che hanno preceduto il mio ritorno in Bassa California, magari a Roma nel traffico o in fila in autostrada, mi sono chiesto chi di noi due avesse ragione, chi di noi due stava perdendo tempo prezioso della sua vita.

Oggi vivo in Bassa California e spero presto di andare Nord per un nuovo progetto di tour.  Vorrei tanto di incontrare di nuovo questo “amico” che non vedo da 11 anni e di trovarlo bene. Voglio perdermi in quella atmosfera fatta di sole e solitudine e ringraziare Coco per aver consolidato in me, in quei momenti, il gusto profondo dell’avventura in questa terra meravigliosa.

Adriano Ceccarelli
Timelessbaja.com
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